La soddisfazione lavorativa non è un’utopia

C’è una diffusa tendenza a pensare che il lavoro sia un aspetto a sé della nostra vita e che,
quindi, sia possibile distinguere in maniera netta la sfera lavorativa e quella personale, come
se l’una non facesse parte dell’altra.
Passiamo circa due terzi della nostra vita lavorando e come direbbe la scrittrice Annie
Dillard “il modo in cui trascorriamo le nostre giornate è il modo in cui trascorriamo la nostra
vita”
. Per quanto ci convinciamo che è possibile operare una separazione tra soddisfazione
lavorativa e pienezza di vita, una persona sana non può mantenere a lungo questa
divisione. Volenti o nolenti, il lavoro fa parte della vita. E allora perché non fare il
possibile per essere soddisfatti di sé stessi pienamente
, anche nell’ambito lavorativo?

La soddisfazione lavorativa è anche personale

Molto spesso si pensa che la mancanza di soddisfazione sul lavoro abbia a che fare
principalmente con quel che facciamo, con le mansioni che svolgiamo, con i compiti richiesti
dalla nostra professione. C’è invece una confusione di piani perché la soddisfazione nel
lavoro ha soprattutto a che fare con la chiarezza dello scopo per cui facciamo le cose.

C’è chi lo chiama “why”, c’è chi lo chiama “purpose”, sta di fatto che è necessario prima di
tutto soffermarsi su quanta coerenza ci sia tra quello che facciamo e quello che ci muove
nella vita. Esistono diverse modalità per identificare qual è la ragione più profonda per cui
facciamo le cose ma, per semplificare, potremmo partire da alcune domande a cui
dovremmo sforzarci di rispondere con onestà:

  • Cosa ci dà energia?
  • Cosa invece ci frustra profondamente?
  • Con chi siamo in disaccordo?
  • Cosa ci commuove?
  • Cosa ci provoca rabbia?
  • Cosa cattura a lungo a nostra attenzione?

Rispondere a queste domande significa delineare la bussola che guida le nostre
azioni
e che quindi ci indica la strada verso la soddisfazione personale e nel lavoro.

Soddisfazione lavorativa è sinonimo di talento

Trovare il proposito che ci muove è fondamentale perché il nostro lavoro sia espressione di
quello che siamo e di quello in cui crediamo e, quindi, sia fonte di soddisfazione. Il punto

però è come trasformare quella spinta ideale in qualcosa di concreto, qualcosa che ha
a che fare con il nostro fare quotidiano.
In che modo il nostro lavoro può manifestare il nostro proposito?
Quasi certamente qualcuno ci ha detto che esiste una modalità unica di fare il nostro lavoro.
Peccato che chi sostiene questo si dimentica che funzioniamo tutti in modo diverso quindi
non può esistere un solo modo di fare le cose a meno che non siamo disposti a rinunciare
alla nostra piena espressione.
Ho utilizzato volutamente il termine funzionare perché dentro di noi ci sono una serie di
ingranaggi che ci permettono di pensare, comportarci e agire in un certo modo
. Questi
ingranaggi sono i talenti. Ciascuno di noi ne ha a disposizione una quantità sufficiente
perché il compito da svolgere sia guidato dalla nostra predisposizione naturale e quindi sia
un lavoro soddisfacente. È infatti importante sapere che ogni volta che proviamo
soddisfazione stiamo – consciamente o inconsciamente – utilizzando i nostri talenti.
Ecco quindi un altro elemento fondamentale per trovare soddisfazione sul lavoro:
conoscere, approfondire e applicare i nostri talenti ci permette di rendere concreto il
nostro proposito, la nostra motivazione.

La zona di massima soddisfazione lavorativa

Lo psicologo Guy Hendrick nel suo libro “Big Leap” suggerisce un passo in più che ci aiuta a
mettere insieme i due punti precedenti. Esiste, infatti, secondo lui un contesto, una
condizione che favorisce e moltiplica la soddisfazione lavorativa. Hendrick la chiama ‘Zona
di genio’ e la definisce come l’insieme delle attività che siamo in grado di svolgere in modo
unico perché attingono ai nostri doni e punti di forza. Secondo lo psicologo, chi costruisce
la sua professione e la sua carriera avendo piena consapevolezza della propria zona
di genio può contare sulla piena soddisfazione lavorativa.

Hendrick ci suggerisce anche alcune domande per individuare la nostra Zona di genio:

  • Che cosa amo fare di più? (Mi piace così tanto che posso farlo per lunghi periodi di tempo senza stancarmi o annoiarmi).
  • Quale lavoro faccio che non sembra un lavoro? (Posso farlo tutto il giorno senza mai sentirmi stanco o annoiato).
  • Nel mio lavoro, cosa produce il più alto rapporto tra abbondanza/soddisfazione e quantità di tempo impiegato? (Anche se lo faccio solo per dieci secondi o pochi minuti, può nascere un’idea o un legame più profondo che porta a un valore enorme).
  • Qual è la mia abilità unica? (per rispondere a questa domanda l’autore ci suggerisce di completare queste frasi: Sono al mio meglio quando sono …….. / Quando sono al mio meglio, la cosa esatta che sto facendo è …………. / Quando lo faccio, la cosa che amo di più è…………).

Prenderci tutto il tempo necessario per trovare questo “spazio” di piena soddisfazione lavorativa significa anche poter scegliere di costruire il nostro lavoro e la nostra carriera in modo tale da essere il più possibile in questa “zona di genio”.

Come superare gli ostacoli che bloccano la soddisfazione

Fino a qui sembra un percorso semplice e lineare, ma sappiamo bene che non è così. La
strada verso la piena soddisfazione è frammentata da ostacoli e difficoltà
che si
presentano da più parti e hanno a che fare con qualunque tipo di lavoro. Spesso questi
ostacoli riguardano il contesto in cui lavoriamo, le persone che ci guidano, le convinzioni
limitanti che ci accompagnano da sempre, l’idea che esista un solo modo di fare le cose, la
reticenza a mettersi in discussione…
Per superare questi ostacoli è necessario prima di tutto prendere sul serio la propria
insoddisfazione e poi tornare costantemente ai tre elementi
che abbiamo identificato
come fondanti della soddisfazione: la chiarezza di quello che ci muove, la consapevolezza
dei propri punti di forza e la ricerca dello spazio ideale perché questi due si possano
esprimere.
Non è facile rimanere saldi nella ricerca della propria soddisfazione lavorativa, perché
questo richiede la disponibilità a operare dei cambiamenti . Per questo, potrebbe esserti
utile
qualcuno che ti affianchi nella ricerca della tua motivazione, nella scoperta dei tuoi
talenti e nella decisione di non voler venir meno al proprio potenziale. Io mio occupo
esattamente di questo.

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